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14.05.2015

Tentare, fallire, reiterare. Insistere.

 
rios
14 maggio 2015

L’obiettivo è quello di dare dei riferimenti credibili a società più grandi che hanno bisogno della spinta e dell’innovazione di società piccole, che di innovazione vivono, per potersi avvantaggiare di questo dinamismo senza fare salti nel buio.

Pubblicato originariamente su CheFuturo

Ci ho creduto, davvero, purtroppo però non ha funzionato RIOS. Non pago per ora mi “accontento” di nois3, se vi pare poco…

Tentare, fallire, reiterare. Insistere. Tutto è perfettibile ovviamente, e da qualche parte bisogna cominciare.

Il 19 Febbraio cominciamo: a Roma, infatti, verrà presentata RIOS, la rete italiana dell’open source. Al momento siamo in 7 società, 450 persone in tutta Italia che lavorano, collaborano, creano valore e lo restituiscono alle comunità da cui provengono.

Più che la peculiarità, il denominatore comune è l’open source.

Una scelta strategica, un’opportunità di business, un modo di intendere il lavoro.

Denominatore comune perché ognuna di queste società, a suo modo e con il suo approccio, utilizza, sviluppa, personalizza e rivende software e soluzioni rilasciate sotto licenze riconosciute dalla Open Source Initiative. A pari qualità degli altri player.

Più che “cominciamo” dovrei dire “ricominciamo”: da quando faccio l’imprenditore questa è sempre stata una priorità.

Sono cresciuto in ambiti collaborativi e in progetti open source in cui lavorare insieme non solo era un’opportunità di crescita, ma un approccio per sfruttare al meglio le reciproche peculiarità. Neanche a dirlo, la compresenza fisica è spesso stata un accessorio, utile ma non indispensabile.

Con quel bagaglio sulle spalle, una volta intrapresa la carriera imprenditoriale, è stato naturale cercare di riprodurre queste condizioni anche sul lavoro. Cercare altri soggetti affini con cui trovarsi su obiettivi e finalità, ma anche su modalità e intendimenti, è stata la naturale conseguenza.

Trovarle non è stato troppo complicato visto che cominciammo nell’Incubatore delle imprese Open Source del Comune di Roma (ve lo giuro è esistito, ne ho le prove – e ovviamente è stato chiuso dalla giunta Alemanno, senza chiamare l’esercito peraltro).
Così nel 2008 nacque un primo embrione di quel che è RIOS: RE.P.TI.L.S.

È stato un primo tentativo e ha avuto una grande importanza: insegnarci quanto tortuoso possa essere il percorso di far coincidere bisogni e obiettivi di soggetti diversi. Il denominatore comune non è bastato in quel caso, e quello non è mai stato molto più di un gruppo informale.

La posta in gioco si era capito che fosse alta.

Intraprendere un percorso che creasse un ecosistema per chi di Open Source si occupa non era solo suggestivo ma era utile per accedere alla bisogna dove da soli, come minuscoli soggetti non ci si poteva arrivare: progetti europei, bandi di gara ma non solo.

L’obiettivo infatti non era, e non è, solo quello di creare un polo attrattivo per commesse più o meno pubbliche. (Non ci sarebbe molto di innovativo ad attaccarsi al bocchettone dei soldi para-pubblici e succhiare finché ce n’è, se ce n’è peraltro).

L’obiettivo è quello di dare dei riferimenti credibili a società più grandi che hanno bisogno della spinta e dell’innovazione di società piccole, che di innovazione vivono, per potersi avvantaggiare di questo dinamismo senza fare salti nel buio.

Perché è ovvio: avere a che fare con dei budget per progetto che pareggiano interi fatturati annui è folle, in entrambe le direzioni. E la buona volontà non garantisce nessuno.

Questo è quindi il livello zero di RIOS: offrire garanzie di SLA (service license agreement) a chi appalta una commessa a una o più società facenti parte di esso.

Da qui parte il percorso di RIOS: affrancarsi come un soggetto aggregante, e garante delle capacità imprenditoriali di tutti i suoi aderenti, per poi cominciare a costruire un’offerta integrata di prodotti e servizi che si basano su uno stack tecnologico interamente aperto. Nella mia fantasia non sarà un soggetto che mira a sussumere altri soggetti.

Di attori che si occupano di Open Source ce ne sono molti in questo Paese e il gioco di mettere il cappellino sopra le iniziative altrui non l’ho mai praticato. La sfida sarà collaborare, arricchirsi, costruire assieme nel rispetto delle reciproche identità. E certamente anche aprirsi ad altri aderenti.

È un percorso e la strada da fare non è poca. Ci saranno delle curve impervie. Ci saranno dei rallentamenti. Ci saranno opportunità o delusioni.
Ma l’importante è cominciare a fare le cose.

Perché “*parlare di fare cose* non è un sottoinsieme proprio di *fare cose*” , come dice spesso il mio amico Tommaso.

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