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24.05.2015

Il crowdfunding e le distorsioni aka
c’hai la faccia come il culo.

 
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24 maggio 2015

“Perché dovrebbero investire in me? Perché sto lottando per poter essere a New York il 31 Agosto ad imparare come poter trasformare la tradizione cinematografica italiana in una rinnovata industria capace di creare lavoro, innovazione ed educazione filmica. Vorrei studiare come gli americani sono in grado di capitalizzare la propria cultura. Perché a modo mio, […]

“Perché dovrebbero investire in me? Perché sto lottando per poter essere a New York il 31 Agosto ad imparare come poter trasformare la tradizione cinematografica italiana in una rinnovata industria capace di creare lavoro, innovazione ed educazione filmica. Vorrei studiare come gli americani sono in grado di capitalizzare la propria cultura. Perché a modo mio, con la scrittura per immagini, voglio provare a fare qualcosa per questo paese.”

C’è qualcosa di profondamente sbagliato, e malato, in questa richiesta di fundraising.

Perché dovrebbero investire in me?

Perché se è considerabile nell’ottica di “chiedere è lecito, rispondere è cortesia”, allora si può semplicemente stigmatizzarla con un “c’hai la faccia come il culo”, e finisce lì. Risparmiandoci anche gli articoli di Huffpo.it o affini che ci parlano di eccellenze italiche che per studiare… e tutta la retorica ridicola del caso.

Se invece la signorina ci crede probabilmente Crowdfuture ha fallito :P

È esattamente per evitare fenomeni come questi che decidemmo di organizzarla, per evitare il proliferare di idee bislacche che non puntino sulla mitologia o sul pietismo per farsi finanziare qualunque cosa.

Certo in questo caso ha avuto il buon gusto di chiamarlo fundraising e non crowdfunding.

Perché, ricordiamocelo, puntare sul finanziamento della folla ha senso quando tu hai qualcosa da dare alla medesima. Che sia un prodotto, un servizio o una qualunque idea bislacca il punto sta nello stimolare una community di persone a trovare un valore reale per loro e la loro vita, al punto da rendersi loro stessi untori e latori del tuo messaggio così da facilitare la tua campagna.

Il caso specifico invece suona più o meno così: io voglio studiare in una Università privata e non particolarmente economica perché penso di poter fare qualcosa per il cinema nel mio paese. Lo fa senza mostrare un particolare, cristallino talento. È una dichiarazione di intenti, persino un po’ presuntuosetta. Niente di male, se vuoi studiare in un posto costoso – che tra l’altro non ti riconosce una borsa di studio – puoi certamente farlo.

Il fatto che gli altri ti finanzino invece è un filo diverso: perché mai dovrei farlo? Analizziamo gli scenari.

  1. Sono toccato dall’umanità della tua situazione e quindi faccio, letteralmente, elemosina.
    È evidente che questo niente ha a che fare con Crowdfunding, ma semplicemente con la sindrome da Florence Nightingale supponendo tra l’altro che la malcapitata si trovi in una situazione di tale indigenza che abbia bisogno dell’aiuto di qualcuno. Non è certo questo il caso. La vituperata scuola italiana le ha sicuramente riconosciuto un diritto allo studio e se lei, legittimamente, decide di voler altro, altrettanto legittimamente se lo paga.
  2. Penso che il tuo sia un talento tale da convincermi che dovrei finanziare il tuo sforzo profuso per la settima arte.
    Guardatevi il video in cui parla per rispondere ai connazionali. E se riuscite a non ridere, passate a tre.
  3. Credo che sia un investimento interessante, voglio darti un mio contributo.
    Fantastico, e se questo è vero mi verrebbe da chiederti mia cara Federica, quale sarà il mio Return On Investiment. In altre parole Federica, pensi davvero che il tuo contributo verso il cinema italiano – completamente al buio peraltro perché il tuo video di risposta è degno dei migliori youtubber del mondo <g>, sia così imprescindibile da meritare i miei soldi? E poi cosa facciamo, mi riconosci una share sul tuo primo cachet?

Insomma, davvero, citando un astioso e lugubre personaggio dell’editoria italiana: senza rancore, ma senza nessuna stima.

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