• Mi trovi su:

Ciao io sono Carlo, benvenuti nel mio Blog.

15.07.2015

Questa era Sparta!
Di sovranità nazionali e altro.

 
People gather for an anti-austerity demonstration outside the Greek parliament in Athens February 5, 2015. About 4,000 people gathered for an anti-austerity demonstration in Athens' central Syntagma Square on Thursday but in sharp contrast with previous violent protests there were no barricades and barely any police. Thursday's protest was called to support the new government's tough stance with the EU, with whom it is seeking an end to the stringent budget rules. REUTERS/Yannis Behrakis (GREECE - Tags: POLITICS CIVIL UNREST)
15 luglio 2015

La faccenda della Grecia sta facendo esplodere in me molte contraddizioni, come penso in molti altri.
Da una parte c’è una valutazione sul passato recente, il giudizio duro sulla gestione della cosa pubblica – per quel poco che sappiamo e che non escludo sia viziato dalla comunicazione che ci arriva, dall’altra c’è un fastidio neanche tanto velato per come queste decisioni stanno avvenendo.
Non tanto su “quali” decisioni, ma proprio su come.

Purtroppo il merito delle decisioni è qualcosa che mi travalica.
Proprio perché ci sono molte fonti che riportano in maniera parziale e polarizzata la questione e perché non ho tempo e modo di informarmi approfonditamente.

Alcune cose però le ho capite. Innanzitutto tutta la trattativa che ho potuto vedere riportata è stata condotta da due parti recalcitranti.

L’accordo non volevano raggiungerlo.

Da una parte c’era chi – a torto o a ragione – non voleva che le colpe dei padri ricadessero sui figli. E che ha un’idea diversa di Europa, di economia e di politica. Né migliore, né peggiore: diversa.

Questa loro visione, che è possibile sia stata viziata secondo me dall’inesperienza di politica estera, li ha portati a tirare la corda in maniera eccessiva. Non già sul merito, ripeto. Ma sul modo: dare del terrorista al tuo interlocutore già intransigente non è la migliore delle idee quando stai cercando di avere concessioni.

Dall’altra un gruppo di paesi guidati dalla Germania che ha avuto un atteggiamento al limite dell’esperimento socio-politico, della serie “Quasi quasi sono curioso di vedere cosa succede se non li facciamo rientrare e non gli salviamo il culo”.

Una trattativa che era un dialogo tra sordi.
Questa a un certo punto si è tramutata in una mossa politica nuova e completamente inusitata. Chiedere – con una scadenza incredibilmente ravvicinata – il consenso del proprio popolo su una questione che era strumentale ad altro.

Popolo greco sei tu d’accordo con l’austerity e vuoi che continui o no?

Lo capisco Tsipras, avrà pensato “Non ho il mandato politico per mandare al macello economico il mio popolo”.
Di principio è una questione anche lodevole, nel merito è stata una mossa azzardata.
Azzardata perché stai chiedendo a un popolo intero, con soli sette giorni di tempo -per carità dovuti anche alle scadenze poste dall’Eurogruppo – di esprimersi su una questione piuttosto complessa (in Italia ad esempio questo quesito referendario non sarebbe stato possibile, perché in materia di Fisco, Politica Economica e altre, non si possono indire referendum).

Lo hanno fatto lo stesso con una partecipazione importante (65%) e hanno raccolto il 61.3% di No, posizione sposata e spinta dal Governo di Syriza.

Com’era prevedibile, persino previsto da Tsipras secondo me, il risultato di questa consultazione ha mosso l’Eurogruppo verso delle posizioni più rigide, e oltranziste. D’altra parte il precedente ministro dell’Economia Yanis Varoufakis, pur molto competente e titolato a giudicare dalla sua biografia, è stato dimesso appena vinto il No.

La parte più preoccupante però sta avvenendo in questi giorni, dopo la consultazione referendaria.
Le soluzioni che circolano in queste ore in cui stanno cercando un accordo sono inquietanti. Non tanto per il merito, ma per come sono maturate queste decisioni, e da chi sono emanate.

L’Eurogruppo, ricordiamolo, è un gruppo di coordinamento europeo fatto per lo più dai ministri delle Finanze dell’Eurozona.
Un organismo elettivo di rinterzo. Né il primo né l’ultimo in Europa.

Non è questo che mi perplime, però. Un organismo complesso come l’Eurozona ha necessità di un gruppo di coordinamento.
Quello che lascia perplessi sta nelle richieste di cessione di sovranità a uno Stato sulla base di una situazione di indigenza economica. Che nella materia del contendere si fa fatica a non leggere come “non è possibile tollerare delle posizioni politiche così tanto distanti dal nostro approccio alla soluzione del problema”.

È ovvio che lato Eurogruppo questa situazione è leggibile in un altro modo. Il governo greco secondo loro è stato così incapace di gestire la situazione debitoria che pensano che un direttorio esterno sia più in grado di gestire la situazione. Non una novità, se ci pensiamo bene. Successe esattamente così, con sollievo un po’ miope per quel che è successo poi nel Governo Monti, con l’esautorazione del Governo Berlusconi. Non foss’altro che poi, sostituire uno dei governi più fallimentari e – al di là di ogni giudizio politico/giudiziario/morale – con un’idea meno organica e concreta di società che si possa ricordare in tutta la storia repubblicana, con un governo come quello Monti ha creato una serie di mostruosità giuridico/costituzionali, come il Pareggio di Bilancio o la famigerata riforma Fornero o la legge Severino, ma questa è un’altra storia.

Eppure il punto politico della questione secondo me sta tutto lì: un organismo di coordinamento e decisionale che non ha legittimità né rappresentanza democratica diretta che però non è dichiaratamente tale. Sarebbe per lo meno desiderabile che si dicesse in maniera non ambigua: “il vostro governo è legittimato a prendere delle decisioni in materia di politica economica fintanto ché queste siano in linea con la nostra idea di sviluppo dell’Unione Europea”. Sarebbe metterci la faccia, un’operazione di chiarezza che per lo meno renderebbe meno oscuro il tutto.

EDIT –

Ovviamente la parte pericolosa di tutto questo non è tanto e solo il merito contingente. Ma il precedente: se esiste un direttorio che decide di influenzare le politiche nazionali a seconda della propria idea, questa cosa può e potrà valere comunque e in ogni argomento. In questo caso per ristrutturare pesantemente un sistema economico di uno stato membro secondo canoni di politica economica –  tra l’altro si sono rivelati smaccatamente sbagliati e controproducenti – in futuro può essere qualunque altra cosa, più o meno direttamente legata all’Eurogruppo o ai ministri delle finanze.

Category: Amenità
Category: Brand Strategy
Category: Co-Design
Category: Crowdfunding
Category: Customer Experience
Category: E invece no
Category: Experience Design
Category: Grillismi
Category: Hackathon
Category: Innovazione
Category: link
Category: Mobile
Category: Mobilità
Category: Open Source
Category: Paria inter pares
Category: photo
Category: quote
Category: regular
Category: Riflessioni
Category: Sicurezza
Category: Speech & Design
Category: Street Art
Category: Training
Category: Usability pills
Category: video
Category: we are nois3