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18.07.2015

La grande confusione sotto al cielo

 
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18 luglio 2015

C’è stata una grande confusione sull’episodio della Premier tedesca Merkel che, interpellata da una figlia di un cittadino palestinese per sapere perché non sarebbe stato possibile per lei rimanere in Germania, ha risposto enunciando la politica sull’accoglienza e l’immigrazione della Germania stessa.

C’è grande confusione perché si sono affastellate alcune posizioni che non sono necessariamente interessanti né condivisibili di per sé: da una parte c’è chi faceva appello a un sentimento di empatia femminile che la nostra non avrebbe dimostrato, dall’altra si lodava l’inflessibile tempra morale e politica che, piuttosto che promettere l’interessamento sul caso umano in modo del tutto italico si è detto, non si è piegata dinanzi all’interesse particolare della bambina ma ha preferito enunciare delle regole chiare e cristalline: non possiamo accogliere tutti. Una cosa ben diversa da “mia cara bambina, noi non possiamo fare eccezioni non circostanziate. Ma stai tranquilla, se la tua famiglia ha i requisiti previsti per rimanere sarai la benvenuta.”

Qualcuno come Oscar Giannino, personaggio politico della scena italiana, invece illustra il suo pensiero così:

“Su tutti i giornali stamane, foto e commenti puntuti sulla vicenda della Merkel che fa piangere la profuga palestinese, che chiede al premier tedesco l’ok a restare in Germania. Lo so che la vicenda si presta eccezionalmente bene al cliché imperante dei tedeschi sprezzanti con poveri e deboli. Ma rifletteteci un secondo. Un premier italiano si sarebbe fatto un selfie e le avrebbe detto “come ti chiami piccola, ci penso io..”. Quello tedesco invece enuncia anche alla profuga la regola generale “non spetta a me sostituirmi a chi esamina la pratica, purtroppo non abbiamo posto per tutti”. Se preferite il primo modello strappa-core, volete il politico-re che dispensa grazie a chi lo avvicina, per caso o perché è tra i suoi clientes. il secondo modello è quello della politica-regola,che antepone il criterio generale all’occasione di facile popolarità. Minoritariamente, io sono per la politica-regola. Chi ama i politici-re è un suddito nella testa, un cliente all’occasione. E’ anche da questi particolari, che si capisce lo spirito pubblico di un paese…

Ebbene è lodevole l’iniziativa di voler dipingere questo come il merito, ma sfortunatamente così non è andata.

Ad ascoltare l’intervista sottotitolata, e confermatami dalla mia collega e compagna di mille avventure Imke, la nostra inflessibile premier ha detto qualcosa di diverso. Non ha enunciato un’idea di accoglienza condizionata, ma un respingimento tout-court.

Ci sono migliaia e migliaia di persone come te nei campi profughi, e cosa succede se diciamo loro venite tutti? Non possiamo farlo.

Dico questo per un motivo più sottile ma altrettanto importante. Viviamo indubbiamente un momento in cui il rispetto delle regole è qualcosa di talmente vituperato e negletto che induce a una rigidità assoluta rispetto le stesse.
Tendenzialmente è una cosa che condivido anche; la differenza in questo caso sta proprio nella scelta del modo e della sostanza.

Il giorno dopo la bufera peraltro emerge un aggiornamento: la bambina e la sua famiglia quasi certamente resteranno in Germania.

Uno stato moderno e parte dell’Unione Europea deve prevedere delle regole e dei criteri per cui poter essere accolti come profughi (essere un cittadino Palestinese li mette in fila quasi tutti per la verità), e i suoi funzionari hanno il dovere di verificarli e prendere provvedimenti, fintanto ché questi criteri valgano così come sono.

La risposta di Angela Merkel non è stata la rassicurazione dello Stato di Diritto, quindi. Ma l’enunciazione di un principio di negazione dell’accoglienza tout-court, perché “non possiamo accogliere tutti, non possiamo dare questo messaggio”.

Non il politico-regola che difende la dignità di uno Stato e le sue regole dalle eccezioni arbitrarie del politicuccio di turno, ma il politico-propaganda che ha voluto evitare di far passare un messaggio di accoglienza condizionata.

Ci passa un mondo tra le due cose, eppure la differenza della sua reazione da quella che avrebbe potuto essere è stata così sottile che molti attenti osservatori l’hanno completamente ciccata.

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