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07.08.2015

Qurami! Prendimi in cura da te che c’è posta per te.

 
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07 agosto 2015

Stamattina leggo un articolo su internet che decanta l’app di Poste Italiane. In effetti la scarico e non è la cosa più brutta del mondo come avrei potuto immaginare.
Le Poste d’altronde sono quel posto in cui alla mia ex-compagna, di fronte a dei patenti disservizi bancari, pesantissimi peraltro, la dipendente le disse di avere pazienza perché le Poste le dovevamo pensare come un neonato che stava crescendo e imparando. Ma nel frattempo chiaramente i disservizi l’hanno convinta di cambiare.

Quello che però scopro oggi è molto più terrificante.

Per farvi capire meglio perché faccio un passo indietro: qualche anno fa al TechCrunch di Roma conobbi una startup, la cui idea era promettente e sul quale nutrivo un po’ di dubbi  rispetto al mercato e al modello di business. Ciononostante era un progetto che meritava attenzione. La startup si chiama Qurami e ha come idea di base quella di offrire un servizio taglia-code per servizi di interesse pubblico come segreterie studenti dell’Università, CUP, Uffici Anagrafici e perchè no, anche per le Poste.

In fondo uno degli incubi più ricorrenti degli esseri umani italici è la fila alle Poste.

(Se poi capitate nell’ufficio postale Tiburtino Sud, vicino a dove abito, oltre alla fila c’è anche una sostanziale odiosità degli impiegati, ma questa tutt’altra storia.)

È ovvio che la mente dell’ingenuo fa subito 1+1 perché, come scrive Simone in un post che ha scritto sul suo profilo Facebook, a chiunque verrebbe naturale cercare di offrire un servizio nell’interesse delle persone. In fondo si tratterebbe di buon senso, non troppo più di questo.

Tranne in Italia.

Se un minimo mi avete frequentato sapete quanto sia allergico ai discorsi tipo “… signora mia, fa tutto schifo, so tutti ladri, non ce la faremo mai”.

Eppure c’è qualcosa di tremendamente sbagliato nella scelta di Poste di riprodurre un sistema esattamente identico a quello di Qurami.

Così uguale che nella mia ingenuità ho pensato avessero stipulato per avere il servizio whitelabelled (quella cosa per cui vendi il servizio a terzi, che lo etichetta e lo vende/propone come proprio). Una pratica assolutamente legittima, anzi particolarmente apprezzabile in un caso come questo, almeno come minimo sindacale. Perché se proprio non si riesce a riconoscere il valore di un’idea altrui e promuoverla adottandone la soluzione, per lo meno si riconosca il valore economico del servizio.

E invece pare che sia meglio fare copycat.

Scegliere di preferire un piccolo privilegio piuttosto che premiare l’innovazione e lo sforzo di un gruppo di persone, non solo per ragioni etiche, ma anche per potersi giovare di tutta l’esperienza e il lavoro fatto senza dover reinventare la ruota. Capire e valorizzare Qurami sarebbe stato un segnale importante, per tanti. Uno di quelli che ti avrebbe fatto dire “… vedi allora non siamo destinati a soccombere come sistema”. Questo segnale non è arrivato qui.

In fondo dicevo si sarebbe trattato di buon senso, non troppo più di questo.

E ha ragione di nuovo Simone. Queste logiche, da pura endogamia, sono destinate ad essere spazzate via con violenza. Perché il mondo cambia a una velocità e con delle dinamiche che travalicano questi piccoli e poco edificanti episodi di caratura infima, e se non c’è l’intenzione di capirlo e adattarsi il problema non sarà la caduta.

Ma l’atterraggio.

 

  • ClMu

    L’idea purtroppo é troppo semplice e facilmente replicabile con mezzi autonomi. In questo caso mi é sembrata sensata la scelta di Poste Italiane di offrire in autonomia e internamente questo servizio.

  • http://www.nois3.it Carlo Frinolli

    Non credo che la semplicità dell’idea autorizzi chicchessia a riprodurre qualunque cosa. E in ogni caso il punto non era quello, mi spiace non essermi spiegato. :(

    • Alessia

      Perché no? Non c’è il registro dei brevetti in Italia e non hanno copiato il codice. Sbaglio? Potresti spiegare meglio l’articolo? Grazie e un abbraccio :-)

      • http://www.nois3.it Carlo Frinolli

        Nell’Unione Europea la proprietà intellettuale è garantita a differenza degli Stati Uniti, ma ovviamente non è Qurami ad aver inventato l’elimina code virtuale.
        Qurami punta semmai alla coesistenza di tanti servizi in una sola app. Ho già detto che è qualcosa che non mi convince come business mode per l’Italia perché le istituzioni più interessanti per Qurami sono quelle più restie a concedersi. Ma l’ottica dello sviluppo della piattaforma è nell’interesse dell’utente e non delle istituzioni. Per cui penso che Poste abbia perso un’occasione per promuovere da par suo un interesse più generale, ed è assolutamente possibile che l’abbia fatto con un po’ di moine e abboccamenti e non con un secco “no grazie”. Che è il contrario, se vuoi, di quel che diceva Simone rispetto al fatto che due società si mettono insieme per creare valore per l’utente E allo stesso tempo per generare revenue per sé. Inoltre la scelta di puntare su qualcosa di rifatto da zero o affini penso sia una scelta mediamente perdente. Magari potevano persino pensare di acquisirla Qurami. Questo e non il resto secondo me è il punto.

  • LeoSorge

    Le logiche di mercato non sono sempre morali. Certamente Poste sapeva di Qurami, certamente poteva scrivere la sua app, perché Qurami è una piattaforma con il suo brand e solo quella. Resterebbe da chiedersi se dietro non ci sia stato un qualche accordo di consulenza su qualcosa (interfaccia/flusso/codice), il che renderebbe il tutto completamente morale, anche se non noto al pubblico.

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