• Mi trovi su:

Ciao io sono Carlo, benvenuti nel mio Blog.

28.09.2015

Il diavolo starebbe nei dettagli…

 
Screen Shot 2015-09-28 at 11.34.33
28 settembre 2015

Di quando Google, che con tanta cazzimma pubblica http://google.com/design e decide di disegnare una font ottimizzata per la visualizzazione mobile (e limitare le curve di Bezier) per migliorare il vettoriale del suo logo e poi realizza un concept di icona con alcuni problemi evidenti. Che poi maschera con delle supercazzole improbabili, molto ben realizzate ma improbabili.

L’ho lasciata volutamente sbollire.
Una cosa del genere non poteva essere pubblicata direttamente a cavallo della scelta di Google, che non contesto, di rivedere la sua immagine.
D’altra parte con l’avvento di Alphabet avevano bisogno di ricondurre tutte le immagini coordinate a lettere di alfabeto e non mi pare una grande sorpresa.

 

Non contesto e non contesterò in questo articolo la scelta di gusto di cambiare il proprio logo, abbandonando il famoso Serif che ha caratterizzato la sua vita per circa 17 anni (compiuti ieri).

Eppure come mi hanno insegnato con tanto fervore: never overpromise, overdeliver.

Il lavoro di riprogettazione del brand è comunque encomiabile se pensate solamente a questo esempio.

Ma insieme a tutti il grande lavoro di sistematizzazione, che ha compreso pure l’ideazione di una nuova font chiamata Product Sans che migliora la leggibilità digitale, e quindi è pure più corretto parlare di UN font, hanno anche rimesso le mani sull’icona. La G.

Ora io diche una poesie

Ecco, io trovo sia uno di quei classici esempi in cui il designer prova ad ammischiartela. In fondo a guardarla bene non c’è un vero costrutto, o un vero pensiero.

No non vale, secondo me, il discorso per cui l’angolo di incidenza del giallo è l’angolo di incidenza visuale.

Anzi trovo incredibilmente fastidiosa l’inclinazione diversa della chiusura della G sul rosso.

Da designer mi è capitato più volte di pensare a delle straordinarie supercazzole per giustificare delle scelte.
Ecco questa è una di quelle volte in cui dovrebbe essere chiaro che si sta facendo una supercazzola.

Non sarebbe un problema se non ci si fosse ammantati di un lungo discorso su Evolving the Google Identity, con tutto quello che ne consegue in termini di impatto di Material Design – a tutt’oggi uno dei più completi lavori di sistematizzazione di pensiero, interazione e identità visive mai creati.

Un classico esempio di tentativo di strafare.
Venuto, oggettivamente, molto male.

In fondo, alcuni esempi ben più feticisti, hanno dimostrato che della capacità di costruzione e astrazione esiste anche nelle startup americane ;)

Il caso di Twitter

Ora io capisco che questa costruzione rasenta il solipsismo e l’autocelebrazione, eppure questa cosa ha senso. Molto senso. E attenzione che è questo e non altri il logo corretto di Twitter ;)

Last but not least

Vi ricordate il pulsante Mi sento fortunato di Google?
Ecco, non è più utilizzabile, neanche volendo.
Da quando hanno introdotto la comoda funzionalità (anche se un po’ spiazzante) type as you search non c’è più modo di selezionare una parola chiave e cliccare Mi sento fortunato per vedere il primo risultato possibile…
Se invece cliccate sul pulsante, andate a finire sui Doodle.

Category: Amenità
Category: Brand Strategy
Category: Co-Design
Category: Crowdfunding
Category: Customer Experience
Category: E invece no
Category: Experience Design
Category: Grillismi
Category: Hackathon
Category: Innovazione
Category: link
Category: Mobile
Category: Mobilità
Category: Open Source
Category: Paria inter pares
Category: photo
Category: quote
Category: regular
Category: Riflessioni
Category: Sicurezza
Category: Speech & Design
Category: Street Art
Category: Training
Category: Usability pills
Category: video
Category: we are nois3