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14.12.2015

Social smoking guns: Eni vs Report. Tattica e non informazione.

 
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14 dicembre 2015

Per la prima volta, almeno in Italia, un brand preso di mira da una popolare trasmissione di approfondimento decide di rispondere sui social network, mostrando la sua versione dei fatti. Si tratta di un uso mai visto finora del concetto di second screen, ma soprattutto si tratta di un nuovo livello di strategia a cui abituarsi e non necessariamente di buona informazione.

Avrei voluto riprendere a scrivere sul mio blog di World Usability Day 2015, o della Co-Design Jam.
Mi sarebbe piaciuto parlarvi di come e perché mi sono ritrovato a interrompere un corso di insegnamento, e di quali lezioni ne ho tratto.

Invece ieri sera su Report, una trasmissione che non guardo per scelta almeno dalla puntata intitolata “Il prodotto sei tu”, lancia un servizio sulla presunta tangenti che Eni avrebbe pagato: un miliardo di euro, pare.

 

Eni, da par suo, sfrutta l’unico contraddittorio possibile: i social.

Bisogna dire, per onestà intellettuale, che Report non è una trasmissione che permetta il contraddittorio dal vivo. E al più permette di leggere – almeno da quel che mi ricordi – una smentita da parte della parte in causa, a patto che poi la conduttrice si lasci lo spazio per l’ultima parola.

Non entro nel merito della questione, perché nel merito – e faccio spoiler della mia opinione – Report ha mostrato più volte di essere una trasmissione basata sul principio della confimation bias o peggio ancora della petitio principii: si mettono in fila una serie di fatti che confermano la tesi e si tagliano più o meno editorialmente le parti che non confermano questa tesi. O peggio, agganciare qualcuno su certi temi, chiedere tutt’altro e non pubblicare niente di quello che riguarda il tema dell’intervista. Esiste una telefonata specifica che documenta questo.

Quel che succede ieri sera, ritornando alla pistola fumante, è che durante la puntata che va in onda di Report, Eni decide di controbattere direttamente, utilizzando l’hashtag #report.

Buona informazione o tattica?

Molti stamattina si stanno affannando a parlare di contro-informazione real time.
E di un uso innovativo e virtuoso del concetto di second screen, con il quale da oggi in poi si dovrà fare i conti.

Mentre sulla seconda affermazione non potrei essere più d’accordo, e aggiungerei anche un ERA ORA, sulla prima nutro seri dubbi.
In sostanza quel che è accaduto ieri è tutt’altro che contro-informazione, né tantomeno real-time.

Esattamente come i servizi di report sono preparati e mandati in onda, da giornalisti capaci e aggressivi – ma non per questo onesti tout-court – anche le risposte questa volta sono state preparate come contro-offensiva.

Va da sé che nessuno garantisce che l’operazione di informazione fatta da ENI sia automaticamente fact-checking e quindi onesto. Né si può pretendere, come fa notare qualcuno in un altro pezzo scritto ieri a caldo, che si abbia un buon livello di approfondimento grazie a un tweet di risposta.

Il vero punto qui è un altro.

Dinanzi a una strategia editoriale ben nota, che ha fatto la fortuna di Report, un brand preso di mira decide di rispondere allestendo una tattica in cui spostano l’argomento di discussione dal merito del servizio, alla modalità innovativa in cui questo scambio avviene. Il tutto è fatto con sapienza e preparazione, ma stiamo parlando a mio modo di vedere di una tattica di guerriglia che sposta la battaglia su un campo in cui Report non era attrezzato a rispondere.

Cosa succederà ora?

Innanzi tutto c’è da chiedersi se questa storia emerga dalla rete dei social cosi e arrivi fino al grande pubblico.

Tendenzialmente questi dibattiti non bucano mai la cosiddetta filter bubble.

Rapidamente la filter bubble è quella cosa che vi fa pensare che se voi vedete centinaia di post sulla vostra timeline social in linea con quel che pensate, siete propensi a pensare che sia l’opinione maggioritaria. Ovviamente non è così. :)

Se però questo dibattito supererà i social cosi e diventerà di dominio pubblico, quel che abbiamo di fronte è un uso nuovo, tattico dei social network, per controbattere su un terreno diverso le opinioni, e che rappresentano una novità di interazione ed, estremizzando, di un nuovo livello di infowar.

Un po’ di dettagli e reazioni di ieri

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