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15.11.2016

Fate un po’ come vi paria: di come Lombroso si affaccia tra gli unicorni

 
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15 novembre 2016

Me ne sono successe di tutti i colori nella vita, finora. Ma nessuno aveva mai sognato di darmi del maleducato perché avevo un’estrazione popolare, o umile. Lombrosianamente mi racconto, così che chi vuole potrà fare il passaggio induttivo che tanta fortuna ha portato al tacchino di Bertrand Russel. TL;DR: Sono grato ai miei genitori per avermi insegnato le cose che contano sul serio.

Sono nato a Roma, 40 anni fa.
A via del Corso per quel che vale. Ho vissuto i primi 4 anni della mia vita a Via Pescaglia, alla Magliana quando era QUELLA Magliana. Sarebbe bello aggiungere dei ricordi romanzati di quanto fosse pericolosa, epica e criminale quell’epoca, farebbe comodo alla storia.

Invece ricordo solo alcune scene, una tra tutte era quella per cui – nonostante dei giganteschi fogli 50×70 su cui disegnare con i colori – scorrazzavo libero per casa con i pennarelli a imbrattare tutto, tranne i fogli.

Certamente un maleducato. Dev’essere cominciato da lì.

Non sono sicuro se sia dipeso dalla incapacità pedagogica dei miei genitori o dall’influsso negativo della periferia criminale di quegli anni: probabilmente fossi nato ai Parioli sarei stato un bravo ragazzo. </sarcasmo>

Mi sono trasferito a Colli Dell’Aniene – come li chiama Google – un quartiere residenziale verde misto a palazzoni in cemento armato nel 1981. Da allora, a parte alcune brevi esperienze tra Torino e Parigi, sono rimasto lì.

È un quartiere con molte difficoltà.
In cui fioccano supermercati e uffici, parchi e aiuole – l’unica parola in cui ci siano tutte le vocali della lingua italiana per chi non lo sapesse – ma ci sono rimasto.

Ci sono rimasto con orgoglioso, testardaggine e un pizzico di privilegio: la casa in cui risiedo è di proprietà di mia Zia e mio Padre e questo è indubbiamente un vantaggio.

Ecchissenefrega.

Sarebbe sacrosanto che il lettore che sia arrivato fino qui lo dicesse.

Eppure.

In un episodio non edificante avenuto nell’interwebs ieri sera, per la prima volta nella mia oramai non breve esistenza, mi sono sentito tacciato di essere “maleducato, perché proveniente dal basso”.

Per la precisione ho ricevuto questo:

“Si vede anche molto nel modo in cui ci si pone, di soliti gli arrogantelli pieni di se vengono dal basso… il problema e’ che si sentono in alto solo perche’ misurano il loro successo con le loro origini.
Altra cosa che fanno le persone della tua estrazione, e’ pensare di poter mancare di rispetto alle persone.”

Non mi soffermo sulla quantità di typos che contiene questa frase.

Mi soffermo sull’aberrazione.

Sulla perfetta metafora di chi fa parte di una elite – o almeno crede di farlo – e si eleva a Casta superiore, potendo trattare gli altri da Paria.

Solo perché magari hanno avuto uno spaccato di vita raccontato.
Solo perché magari gli si è detto che mio padre era un impiegato statale prima di andare in pensione, uno statistico che faceva previsioni sul PIL – e tutt’ora tiene il cambio tra l’Euro e il Dollaro aggiornato a mano tutti giorni sul suo foglio Excel sa solo Dio perché – o magari perché venivo da un quartiere al di là delle colonne d’ercole di Viale Regina Margherita.

Questo esatto tipo di elite ha passato il tempo a sorprendersi che Trump possa aver vinto, chiusi nella bolla dorata in cui si trovano; in cui Twitter è una società sana, in cui c’è bellezza per tutti.

Ecco in questi momenti io benedico il caso che mi ha regalato i miei due Genitori e mi ha permesso di vivere dove ho vissuto e vivo ancora, di essere partito da dove sono partito e soprattutto non essere mai stato un personaggio che ha avuto il cuore di scrivere byte su etere – il nero su bianco d’antan – una affermazione degna della migliore India basata sulle caste.

Ecco, mi piacerebbe ricordare come sia fatta l’India, a costoro.

 

 


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