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06.07.2017

La differenza fra Lina e Osvaldo

 
smallerbarbershop
06 luglio 2017

Di quando un piccolo dono diventa motivo di ricordarsi uno sgarbo subito e delle conseguenze.
Se non avete voglia di leggere questa è la storia di qualcuno che regala qualcosa che gli costa poco e riceve molto, comparato a qualcuno che qualcosa decide di farselo pagare, nonostante il veniale impegno e di come io me la sia legata al dito, sensatamente.

Ho una pessima abitudine, quella di tagliarmi i capelli da solo in bagno. Ovviamente faccio un casino incredibile, ma non è questo il punto. Sulla nuca, a meno di complicate contorsioni che non ho più l’età di fare, non riesco davvero a tagliare e sistemare la peluria in eccesso.

Echissenefrega sarebbe d’obbligo, ma invece no.

Perché questo è esattamente il motivo che mi ha fatto scoprire la differenza tra Lina, rampante parrucchiera con il salone in quasi-centro a Roma, anche per i VIPs (lo so la s non ci va, ma lo trovo sufficientemente dispregiativo) e Osvaldo, barbiere per uomo a Palinuro.
Non sto per tessere le lodi dell’umiltà, della sobrietà e altri fantastici esercizi radical chic. Sto per raccontarvi di come Lina sia diventata per me il paradigma del male tra gli imprenditori a differenza di Osvaldo.

Un ameno sabato pomeriggio, dopo aver fatto chiedere se fosse possibile, mi trovo seduto nel fantomatico salone di Lina per fare pulizia della peluria sulla nuca e per sistemare i profili. La sua dipendente che mi accoglie mi chiede se avesse dovuto anche sistemare i capelli che avevo tagliato da solo e io le rispondo:

“Se proprio ritieni necessario che sono impresentabile fai, ma insomma non credo”.

L’imboscata: un servizio quasi imposto a tradimento senza conoscerne il costo.

Sulle prime non lo fa, poi dice, dai guarda ti sistemo solo un po’ per evitare i problemi maggiori. Poi mi diagnostica una forma gravissima di dermatite – ovviamente la parrucchiera mica la dermatologa – e, spiazzato, compro alcuni prodotti. Errore madornale: conto totale 94€ di cui 25€ per i capelli.

VENTICINQUE euro.
Tutto legittimo, l’imprenditore fa il prezzo. Io però questa cosa la definisco in un modo solo: un’imboscata.

Poi mi trovo per una breve vacanza a Palinuro. Stessa scena, ho tagliato i capelli ma non ho avuto modo di sistemare la nuca. Mi fermo per caso da Osvaldo, come recita l’insegna e con le stesse modalità chiedo se sia possibile dare una sistemata, ovviamente pagando. Osvaldo dice che non c’è problema, mi fa accomodare e, benché il suo negozio a differenza di quello di Lina fosse deserto, impiega cura e attenzione per 5 minuti e mi sistema tutto.

Il regalo: un servizio di poco impatto offerto gratuitamente

Quando faccio per pagare, insistendo, mi dice non importa. Osvaldo riceve la promessa di un caffè come ricompensa, che gli fa evidentemente piacere accettandola.

Il giorno successivo, ignaro che Osvaldo fosse chiuso mi doto di caffè e di sfogliatella riccia e lo vado a trovare. Trovando chiuso mi trangugio caffè e sfogliata – non troppo a malincuore – e mi prometto di tornare il giorno dopo. Motivatissimo il giorno dopo faccio la fila per prendere una sfogliata fresca di forno, un caffè e glielo porto di nuovo. Osvaldo, contento, prende il dono e mi ringrazia molto. Osvaldo, regalandomi qualcosa, si è guadagnato la mia motivazione non solo a ripagarlo ma a parlarvene a distanza di una settimana e continuerò a farlo dal vivo.

Lina anche, ma in modo ovviamente diverso. Se ti chiedo di sistemarmi qualcosa e mi proponi qualcos’altro ci sta. È up-selling. Ma se ti compro oltre 60€ di prodotti e pensi di caricarmi 25€ per esattamente 5 minuti di lavoro – per quanto legittimo – è semplicemente cretino.
È cretino perché ovviamente da allora – febbraio – sto attivamente comunicando a tutti questa pessima esperienza e credo di aver convinto già alcuni tra amiche e amici a stare molto lontani da quel salone.

La mia, non richiesta, conclusione: l’intelligente e la bottegaia.

Osvaldo è stato, oltreché una persona molto affabile, gentile e professionale, anche un professionista intelligente. Se avessi bisogno di nuovo di un parrucchiere a Palinuro non avrei dubbi: tornerei da lui. Ha offerto un poco della sua competenza senza perderci molto e in cambio avrebbe guadagnato un cliente fedele e un testimonial agguerrito. Non so quanto consciamente abbia fatto tutto questo, ma certamente è il risultato che ha raggiunto.

Lina invece ha fatto la parte dell’odiosa bottegaia che ha barattato un potenziale cliente – ricordate? I capelli li taglio da solo e dinanzi a un buon servizio a un prezzo ragionevole vicino l’ufficio forse ci avrei pensato – per un piccolo guadagno sproporzionato rispetto al servizio offerto, peraltro con pochissimo stile vista la cifra complessiva.
Anche Lina mi ha motivato, in effetti. Chiunque abbia infatti bisogno di una parrucchiera in zona Piazza Re di Roma non vada da questo personaggio. Le ho anche dovuto chiedere la ricevuta.

Siate come Osvaldo, quando potete. Almeno sono punti Karma, se non altro.


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